DUEMILA VOCI

 

Progetti di arte contemporanea firmati da Francesca Grosso a partire dal 2018. Serie di opere fatte di parole, realizzate a partire da testi poetici o letterari, interviste o raccolte di testimonianze collettive su temi sensibili e argomenti scelti; o anche opere realizzate con testi scritti dall'artista. 

 

La scrittura, in forma libera, non rispecchia modelli calligrafici ma si sviluppa piuttosto come materiale pittorico al pari degli inchiostri e delle penne: come mezzo di comunicazione dell'immagine. La forma che viene data alle parole segue allo stesso tempo il significato e il carattere generale del testo raccolto. Così nascono i calligrammi artistico-sociali: opere composte dai pensieri, dai sogni, espressioni intime di persone sullo stesso argomento raccolte in una scrittura pittorica e libera. 

 

 

Durante gli eventi e le performance online o dal vivo, l’artista punta ad un unicum artistico tra musica, testi letterari, arte visiva, teatro, allo stimolo conoscitivo attraverso le domande e all’arte partecipata.

 

Il tempo lungo della scrittura diventa un simbolo di attenzione, di dedizione, di ascolto. Le domande, i giochi linguistici, le parole, i libri, l'espressione e la condivisione diventano una forma di resistenza contro l'incedere violento dell'iper-informazione, l'indifferenza, l'appiattimento generazionale. Immagini fatte di parole contro le ingiustizie e le discriminazioni. Per stimolare il pensiero libero e la creatività.

Urlo di Penelope Detail .jpg

La Voce dei 2000

Tra il 2018 e il 2019 nascono i primi ritratti di parole e il primo progetto di calligrammi sociali: “La Voce dei 2000”. L’artista raccoglie circa 250 interviste: 250 giovani, nati nel 2000, provenienti da tutte le regioni di Italia rispondono a 17 domande aperte, dicono la loro sul mondo, sul significato della diversità, le nuove tecnologie, la propria percezione dell'amore, dell'attesa, della paura, del potere e della libertà, sul senso di diversità e di alterità - immaginano un mondo ideale e proponendo nuovi modi di inventarlo. Con le parole dei ragazzi Francesca Grosso ha realizzato una serie di calligrammi singoli e corali. 

 

Nell'iper-informazione e nell'assorbimento delle nuove tecnologie la voce e la potenzialità dei ragazzi e delle ragazze è spesso bloccata, demotivata, soffocata e sminuita. Importante è stato, attraverso La Voce dei 2000, creare uno spazio immaginario di condivisione e di ascolto: un foglio bianco senza giudizio, senza voti, in cui i giovani si sono espressi liberamente immaginando di parlare a tutto il mondo. Uno stimolo per ritrovare l'importanza della consapevolezza generazionale, della forza delle idee e delle intenzioni, della possibilità di coltivare il proprio pensiero libero, per immaginare un mondo migliore.

Ritratti di Parole

Ritratti realizzati con testi letterari, volti di uomini e di donne che hanno contribuito con le proprie azioni, con la propria sofferenza, con i propri scritti, con l'arte, con l'impegno quotidiano a rendere il mondo un posto migliore. Ritratti realizzati su commissione con testi e ricerche letterarie scelti dall'artista o dal committente.

Voci dalla Quarantena

Raccolta testi avvenuta attraverso i social, pensieri, poesie, idee, impressioni, sogni, speranze, sfoghi di persone provenienti da tutte le parti di Italia durante il periodo di isolamento collettivo. Sono stati realizzati per questo progetto 55 tavole,

 

L'urlo di Penelope 

Ogni tavola rappresenta un urlo composto di parole. Ogni urlo è espressione di gruppi di persone che la Storia ha spesso ghettizzato in definizioni e categorie arbitrarie o che comunque sono state discriminate, vittime di violenza o semplicemente messe a tacere, inascoltate.

 

Penelope è un simbolo epico, esempio altissimo di fedeltà coniugale, angelo del focolare la cui vita, raccontata dalle parole di qualcun altro, esiste in totale funzione di qualcun altro. Aspetta Ulisse per vent'anni per poi essere nuovamente abbandonata dal marito, incarna perfettamente il ruolo di creatura subordinata alla superiorità maschile di cui si può disporre come un oggetto. Se avesse potuto raccontare da sé la propria storia, quale sarebbe stata la sua voce? Se la Storia è la storia dei poteri che si succedono con violenza, qual è la voce di chi ha perso o di chi non voleva combattere? Come suona la voce di chi vive nascosto? Di chi è discriminato, messo in gabbia, messo a tacere? Sarebbe un Urlo risuonante in ogni angolo del pianeta. Un urlo di secoli stratificati, di persone che per questioni di potere non hanno mai potuto parlare e parlarsi. Tanti urli liberi e rigeneratori, tanto forti da ricreare un Big Bang.

Duemila voci sull'amore

Frasi di senso Computer 

 

 

 

 

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